Rassegna stampa Soci

 
 

 

DA SEMPRE IN PRIMA LINEA

 

Renzo Nicolini, segretario Gamae, fi n da giovane ha difeso la cultura dei mezzi agricoli d'epoca. E ovviamente colleziona lui stesso

 

• di Francesco Bartolozzi

 

A Castelnovo di Sotto, in provincia di Reggio Emilia, le macchine agricole d'epoca sono sempre state di casa. Le prime manifestazioni dedicate che si sono svolte in questo paesino della bassa Reggiana risalgono alla fi ne degli anni 70. E tra i partecipanti c'è sempre stato Renzo Nicolini, che da lì a pochi anni, nel 1984 per la precisione, sarebbe diventato presidente del Gamae, il Gruppo amatori macchine agricole d'epoca, fondato nel 1980, che ora ha sede a Bagnolo in Piano, sempre nel Reggiano. Il nome di Nicolini è praticamente da sempre stretto a doppio nodo con il Gamae. Lo si capisce dalla risposta che ci dà alla classica domanda su come è nata la passione per i trattori d'epoca. «Forse ce l'avevo già nel Dna. In ogni caso ho sposato la figlia del motoaratore Lisdeo Giovanardi, persona di grosso spessore che amava in modo viscerale il suo lavoro e che è stato anche socio fondatore e primo presidente del Gamae. È stato sicuramente lui a fare esplodere in me la passione, anche se la mia famiglia era comunque di origine contadina. Io, infatti, mi sono affacciato sul mondo del lavoro a 14 anni proprio facendo il contadino, per cui di agricoltura e trattori a casa mia se n'è sempre parlato. Poi, negli anni Sessanta tutti i giovani sognavano cose diverse dal duro lavoro della terra e io sono stato uno di quelli che ha seguito questi richiami, non so se nel bene o nel male. Mi sono così allontanato dal mondo agricolo, ma con il matrimonio ci sono tornato a contatto perché in brevi periodi estivi seguivo mio suocero nel suo lavoro. Devo ammettere che quegli anni sono stati bellissimi, perché grazie al mondo rurale ho riscoperto quei rapporti umani che avevo smarrito frequentando altri ambienti». È stato quindi inevitabile che, venendo a mancare il suocero, Nicolini continuasse a seguire il mondo delle macchine agricole attraverso il Gamae e conservando tutto quello che gli era stato lasciato in eredità. «Come collezionista mio suocero aveva appena cominciato; parliamo di 40 anni fa e io ho sempre partecipato nel mio piccolo alle spese. Mi riferisco in particolare al Fordson E 27 N preso poco lontano da qui e alla locomobile a vapore acquistata a Bologna, dove ho comperato anche un carro in legno. Così anno dopo anno sono sempre rimasto a contatto con il mondo agricolo, perchè mi sono sempre lasciato coinvolgere da quelli che ora vengono defi niti collezionisti, ma che allora erano semplici amatori delle macchine agricole».

Il ruolo del Gamae
Dopo la scomparsa del suocero, Nicolini venne eletto presidente del Gamae; allora l'associazione contava una trentina di soci e Nicolini (tessera n. 26) fu presidente per tre mandati, 9 anni, facendo poi posto al maestro Amos Fontanesi, altro grande presidente del Gamae, di cui Nicolini fu vice. «Fontanesi diede un volto nuovo e importante al Gamae – sottolinea Nicolini – e soprattutto aveva una profonda conoscenza di questo mondo, se non altro perché aveva lavorato tutta la vita alla Landini. Mi ricordo che accompagnava sempre alle nostre manifestazioni uno dei fi gli di Landini, James Landini, che in quelle occasioni incontrava il Cavalier Luigi Slanzi e Rainiero Lombardini (ci sono fotografi e molto belle a testimonianza di questi incontri). Fu un periodo caratterizzato da grande classe e signorilità e Fontanesi rimase presidente fi no al festeggiamento del 25esimo anniversario del Gruppo a Novellara. In questa sequenza di presidenti Gamae non vorrei dimenticare la straordinaria figura del Cavalier Giovanni Magnanini, segretario Gamae dalla prima ora fino alla morte, un uomo che ha fatto tanto per il collezionismo delle macchine agricole. Nel 2005 al maestro Fontanesi subentrò Nello Salsapariglia, attuale presidente, insieme al quale abbiamo apportato importanti innovazioni, tra cui la modifi ca dello statuto e l'introduzione di regole per i soci. Mi piace citare in particolare il banco vendita che predisponiamo in occasione di alcune manifestazioni e che noi chiamiamo "diffusione culturale", dove vendiamo fotocopie dei libretti di uso e manutenzione di tutti i trattori che riusciamo a recuperare. Il banco vendita è nato proprio pensando di cominciare a mostrare nelle varie manifestazioni i depliant dei trattori che stavamo esponendo. Per fare questo avevamo bisogno ovviamente della collaborazione dei soci e in tal senso eravamo preoccupati, perché allora i collezionisti erano molto gelosi del loro materiale. E invece alcuni soci ci hanno sorpreso per la loro disponibilità. Sicuramente questa iniziativa è servita a far crescere culturalmente l'ambiente dei collezionisti». Attualmente i soci Gamae sono circa 700 tra paganti e "simpatizzanti", il che signifi ca che si tratta dell'associazione più importante in Italia. «Ma se non troppo vicine tra di loro e ben distribuite sul territorio, più associazioni ci sono, meglio è – precisa Nicolini – e starà alla nostra intelligenza e sensibilità collaborare per continuare a crescere. Stiamo infatti gestendo un valore storico e culturale di grande importanza e non possiamo permettere che fi nisca con la nostra generazione». Nicolini è anche la persona giusta per ragionare su come è cambiato il mercato delle macchine agricole d'epoca negli ultimi 10-15 anni. «I prezzi sono sicuramente aumentati – risponde senza incertezze – ma proprio recentemente mi è capitato di leggere un resoconto su un quotidiano importante dove si evidenziava come l'investimento più redditizio degli ultimi anni sia stato quello nelle auto d'epoca, perché ha reso il 3-4%. Penso quindi che in analogia lo stesso valga anche per i trattori, ma l'obiettivo non è quello di non permettere ai giovani di comprarsi da grandi un trattore d'epoca e di restaurarlo per poi poterlo orgogliosamente mostrare agli amici o in qualche manifestazione. Vorrei che fosse chiaro che il mercato è ancora avvicinabile e tale deve rimanere, anche se è fi siologico che negli anni ci sia stato un miglioramento della capacità di restauro (non si vedono più trattori verniciati con la scopa) e di conservazione, e pertanto anche un leggero aumento di prezzo».

La collezione
Veniamo quindi alla collezione. La maggior parte dei pezzi proviene dal rapporto con il suocero, ma Nicolini ha comprato altri esemplari successivamente, anche se quelli ai quali è più affezionato sono i primi. A cominciare da un Fordson E 27N del 1923. «Era stato verniciato di nero – racconta Nicolini – e il mio amico Franco Montermini l'ha restaurato meccanicamente, ripristinando il colore originale. Adesso è un gioiellino e vorrei partecipare a qualche sfilata, per cui sto pensando di applicare della gomma sui cerchi in ferro per poterlo utilizzare anche su strada». Nel complesso i trattori in collezione sono una decina e, Fordson a parte, sono tutti italiani, tra cui la pietra miliare del Fiat 600, un modello speciale, con una storia particolare dietro, anche questo rimesso a nuovo grazie all'aiuto di Montermini. Meritano inoltre di essere citati un Lesa Super Titano 25, comprato da Nicolini perché gli era sempre piaciuto da ragazzino, un Lesa LDV 25, un raro Del Monte (dove lo stemma DT sull'anteriore sta probabilmente per doppia trazione), un Balilla da restaurare, una Fiat Piccola (particolare perché a benzina) e un Super Landini, vero e proprio orgoglio del proprietario. Oltre ai trattori la collezione di Nicolini comprende anche una locomobile a vapore Ruston Proctor & Co. del 1901, presa con il suocero nel Bolognese, 40 anni fa circa, una mietilega ben conservata Laverda, due falciatrici (Fahr e Lanz) mai usate, una sgranatrice da mais Pavesi e Bosi di Cremona, montata sopra un Fiat Spa 38R (un vero e proprio "trapianto" d'epoca, omologato Asi), una pressa OM Suzzara e relativa trebbia ungherese Hofherr Schrantz, e un carro agricolo. Altri pezzi da segnalare sono inoltre un motore fi sso Slanzi D06 da 6 cavalli, restaurato da un parente della famiglia Slanzi su sollecitazione dello stesso Cavalier Luigi Slanzi, e un carrello irroratore con motore Ruggerini e relativa pompa del 1948. Concludiamo segnalando anche che il capannone di Nicolini ospita un Fiat 700 del Gamae e un OM Super utilizzato per i raduni in montagna, ma soprattutto due gioielli di proprietà dell'amico Montermini. Il primo è un Oto Melara 20 del 1959, particolare perché costruito quando l'azienda spezzina era già stata chiusa e quindi montato dal rappresentate di La Spezia (infatti nella targhetta manca il numero di matricola); il secondo è un Lombardini TL 25 N Diesel del 1956, usato da Montermini fin dall'età di 12-13 anni.

 

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