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LO SPECIALISTA DEI FAHR

 

Nella ricca collezione di Otello Zanello spiccano 17 modelli del marchio tedesco. Ma non mancano altri esemplari preziosi

 

• di Ottavio Repetti

 

Le tappe fondamentali della vita di Otello Zanello sono legate a filo doppio con i trattori. Tanto per cominciare, è agricoltore e contoterzista da sempre; ma questo è il meno. Molto più significativa – e drammatica – la perdita del fratello, morto schiacciato da un Motomeccanica quando Otello era bambino. E in un quadro molto meno tragico va ricordata anche un'altra circostanza, che portò il nostro ospite a conoscere la moglie, quando entrambi erano poco più che ragazzini. Questa, però, la lasciamo raccontare al diretto interessato. «In effetti mia moglie la conobbi su un trattore. Dopo la tragica scomparsa di mio fratello, presi io il suo posto nei campi. Fu così che incontrai una ragazzina che dopo pochi anni sarebbe diventata mia moglie. Io lavoravo sul trattore e lei ci riforniva di mais per le semine». È proprio il caso di dire che galeotto fu il trattore e chi lo comprò: i due convolarono a nozze quando Zanello aveva 18 anni e la sua consorte soltanto 15. Da allora hanno sempre lavorato assieme, con lei al suo fianco in azienda, ma anche al volante.

Collezionista per ricordo
Il trattore che vide sbocciare quell'amore era un Fahr 400 del 1957, con motore tricilindrico Deutz raffreddato ad aria. Quello su cui perse la vita il fratello, come abbiamo scritto, era invece un piccolo Motomeccanica. Ed è anche la macchina che ha dato il via alla passione di Zanello per il collezionismo. «Diversi anni dopo quel fatto tragico, mi venne voglia di ricomprare il trattore su cui morì mio fratello. Un ricordo, insomma: quasi per tenermelo vicino. Non riuscii a ritrovare quella macchina, ma ne trovai – e acquistai – una identica». Fu poi la volta del Fahr galeotto: comprato anche quello. «A quel punto iniziai a cercare i trattori che avevamo avuto in azienda quando ero ragazzo e ne trovai diversi, dai Fordson ai Fiat. Ma soprattutto Fahr, visto che mio zio era concessionario di questo marchio e dunque ne compravamo molti. Almomento, di Fahr ne ho 17 e inoltre ho una piccola collezione di manifesti pubblicitari ritrovati tra le carte della concessionaria». Incorniciati, impreziosiscono le pareti del capannone dove Zanello conserva le sue macchine.

Cento pezzi, tanti rari
In realtà sarebbe più corretto parlare di "capannoni", dal momento che la collezione di Zanello, friulano di Talmassons (Ud) conta, attualmente, un centinaio di esemplari. «Sai com'è: incominciai per ricostruire la storia dellamia gioventù, ma quando poi ci si lascia prendere dalla passione... Senza contare che, facendo collezionismo e frequentando le associazioni di trattori d'epoca, ho conosciuto persone splendide, molto corrette e, in qualche caso, veri amici». Con i quali, naturalmente, Zanello si ritrova periodicamente, essendo iscritto a tre o quattro club diversi. «Facciamo delle belle uscite, come quella sul passo dello Stelvio di qualchemese fa. Davvero una bella esperienza».
Torniamo però ai trattori. Un centinaio, dunque, suddivisi in due capannoni; uno dei quali stipato all'inverosimile, i trattori allineati con cura quasi maniacale, tanto che si fatica a passare tra uno e l'altro. La maggior parte in buone condizioni, qualcuno ancora da sistemare, ma tanti già restaurati a regola d'arte. «I primi restauri non furono un granché. A riguardarli con l'esperienza di oggi, vedo un sacco di imperfezioni. Ma con il tempo abbiamo imparato: studiamo attentamente la macchina, cerchiamo i materiali e le vernici giuste. Alla fine, mi sembra che venga fuori un buon lavoro».
Assieme al figlio Stefano, cui ha trasmesso la passione, rimette a nuovo tra le quattro e le cinque macchine ogni anno, lavorando la sera e soprattutto nel periodo invernale, quando in campagna c'èmeno da fare. «Ogni restauro è un caso a sé, puoi trovare di tutto. Abbiamo fatto ripartire degli Schluter rimasti fermi per 20 anni sotto la pioggia: una fatica che non vi dico. Altre volte le cose vanno meglio e in qualche caso le macchine sono così bentenute che puoi anche limitarti a una pulizia o poco più». Al momento Zanello e figlio stanno sistemando un Fahr D181 da vigneto, di cui esistono pochissimi esemplari. Non è l'unico trattore raro che troviamo nella collezionne, naturalmente. «Abbiamo un Fordson degli anni 20, poi un John Deere "asimmetrico" del 1934, con motore bicilindrico. E ancora tante altre macchine a petrolio, dal '45 in su. Come il Fordson Mayor E27N, che è un 1948. Inoltre, Massey Harris Pony, Motomeccanica, Balilla e così via», ci spiega. Nella collezione non mancano le mietitrebbie: una Claeys M80 con scarico in sacco perfettamente funzionante e una Fahr Mdl che ha avuto una storia travagliata. «Fu acquistata a Norimberga e portata in Italia da un agricoltore che poi cambiò idea. Così la rilevai io, quando già era d'epoca. Ha un motore Mercedes 190 e trasmissione alle ruote tramite catena. Per le macchine da raccolta – continua Zanello – dobbiamo ricordare anche le falciatrici trainate da cavalli o buoi, sempre Fahr, e poi le mietilega». Un accenno, per chiudere con la tecnologia tedesca, a Porsche, rappresentata dal monocilindrico Junior e poi dai Master e Super, rispettivamente con motore a 4 e 3 cilindri.
E per quanto riguarda i trattori di casa nostra? Ci sono, ovviamente: da Fiat a Same, passando per OM e senza dimenticare, chiaramente, Landini. «Qua e là ci sono anche alcune macchine costose. Acquistate, però, quando ancora il prezzo non era proibitivo. Tuttavia non mi interessa avere trattori costosi; quantomeno non è quello che cerco per la mia collezione. Ho iniziato per ritrovare le macchine che ho usato e conosciuto nella mia vita, poi mi sono allargato un po'. Sono orgoglioso di quel che ho, alla fine».

 

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