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NEL NOME DEL PADRE

 

Marzio Ulissi nel Pesarese ha iniziato a collezionare recuperando le macchine che suo babbo utilizzava da contoterzista

 

• di Cristiano Riciputi

 

Abbiamo un bruco nella testa che continua a scavare e ci fa collezionare questi reperti storici». Così Marzio Ulissi, classe 1962 marchigiano, giustifica la sua passione per i trattori. Siamo a poche decine di metri dal casello autostradale di Pesaro e ci troviamo in un ampio deposito in cui il titolare ha anche attrezzature relative alla sua occupazione. E, in alcuni ricoveri, tiene al riparo una serie variegata di mezzi. «Non ho trattori antichissimi, perché la mia collezione è nata con una motivazione particolare. Ho iniziato recuperando i mezzi che mio padre utilizzava nel suo mestiere di contoterzista. Lavorava centinaia di ettari nel Pesarese e aveva diversi trattori. Da bambino salivo con lui e il pensiero che serbo con più affetto è quando venne a prendermi a scuola, nel 1971, con un nuovo e fiammante Fiat 600 destando l'ammirazione generale. E io ne ero fiero ».

Fiat 600, il primo della lista
Chissà se al giorno d'oggi succederebbe la stessa cosa, fatto sta che Ulissi ha iniziato la collezione recuperando proprio il Fiat 600. Da lì è partito con la passione che lo ha portato a setacciare tutte le colline circostanti, magari cercando gli agricoltori presso cui suo padre prestava servizio. Un trattore che ha voluto assolutamente trovare è stato il Fiat 60 R che era di un contoterzista collega del padre. «Tante persone lo hanno guidato – ricorda Ulissi – per lo più operai e addetti del settore, per cui ogni tanto qualcuno viene, lo vede, e ne racconta un aneddoto. Di certo era il trattore più potente della zona in quel periodo, cioè fine anni '50, e chi aveva la possibilità di lavorarci ne era entusiasta». Vicino al Fiat è parcheggiato un Super Major degli anni '60. Nasceva di un colore blu e il collezionista lo ha riverniciato cercando la tonalità uguale all'originale. «Tante volte mi è capitato di sabbiare e poi riverniciare un trattore anche se era stato rifatto da poco, ma se il colore non è conforme all'originale l'unica strada che voglio seguire è questa. Si tratta dimolte ore di impegno, ore che vengono sottratte al lavoro, al tempo libero e alla famiglia, ma se si vogliono dei pezzi conformi alla 'storia' allora occorre procedere in tal senso. O almeno, io la penso così e cerco di informarmi al meglio su internet o con libri e riviste specializzate ». La passione per la documentazione la si evince anche visitando il suo ufficio: alle pareti sono incorniciati molti manuali di manutenzione o pubblicità e Ulissi ha anche degli scaffali pieni di modellini in tutte le scale e di tutti i modelli e di diverse epoche.

Same Atlanta
«Questo Super Nuffield Universal – descrive il collezionista – non è un trattore molto vecchio, dato che è degli anni '60, però in Italia ne sono stati importati pochi modelli. Erano un mezzo molto costoso, ma altrettanto affidabile, aveva 60 cavalli e superava i 30 chilometri orari. Una velocità alta, per l'epoca, rispetto ai concorrenti». Proseguendo nella visita ci si imbatte in un Same Atlanta 45, totalmente rimesso a nuovo e, dato che non è un trattore molto vecchio, pare davvero appena uscito di fabbrica. Poi una piccola parentesi con una seminatrice: si tratta di una Battistoni di fine anni '40, realizzata da artigiani del posto (Rio Salso) che utilizzavano sia ferro che legno. Si torna ai trattori e fa bello spicco unDavidBrown, sempre degli anni '60. Un mezzo di cui Ulissi va particolarmente fiero è uno Steyr austriaco. «L'ho inseguito per 20 anni, era di proprietà di amici di famiglia. Risale a metà degli anni '50. Da notare, nel mio esemplare, la scritta Steyr sul cofano che non è adesiva o in rilievo come a volte si vedono, ma è del tutto originale, cioè verniciata». Dietro campeggia un mastodontico Fiat 55 cingolato, originale in tutto, che il padre di Ulissi usava per i lavori più pesanti. «Ricordo che tre uomini facevano i turni di otto ore e aravano per settimane senza mai spegnerlo. Si fermavano solo per i rifornimenti. Era una vita dura, perché si tratta di mezzi che non hanno tutti i comfort di quelli attuali. Le vibrazioni venivano sentite e assorbite tutte dall'operatore e ogni turno era massacrante. Eppure, rispetto al lavoro dei braccianti, era preferito e chi lo svolgeva era un privilegiato».

Due perle finali
Talvolta partecipa a sfilate di trattori d'epoca con un Landini 2530 del 1956. Il collezionista pesarese va fiero anche di un Deutz bicilindrico degli anni '50 e di uno Schlüter, primi anni '60. Poi, quando crediamo che il giro sia terminato, ci conduce in un altro ricovero dove tiene nascoste due perle. La prima è un Same DA 17 Diesel, completamente restaurato in modo fedele all'originale. La seconda è il re dei trattori italiani da collezione, un prestigioso Superlandini, del 1942, conservato magnificamente. Presenta nelle ruote posteriori tre file di punte, che ne denunciano l'utilizzo in terreni sciolti. Le punte permettevano una maggiore aderenza. Non è escluso quindi che sia stato utilizzato in zone come quelle del Ferrarese. Ogni componente è originale e la carrozzeria è stata mantenuta con la patina di usura del tempo, senza riverniciature. «Funziona perfettamente – conclude Ulissi –. Talvolta, la domenica mattina, vengo qui, lo accendo e poi sto in sua compagnia per alcune ore, ascoltandone il regolare battere del motore».

 

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