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EREDITÀ (QUASI) TUTTA DIRETTA

 

Buona parte delle trattrici della collezione Speziali deriva dalla storica impresa agromeccanica della famiglia

 

• di Matteo Bernardelli

 

In molti avevano avuto modo di ammirare la collezione di trattori d'epoca di Marco Speziali e di suo padre Antenore lo scorso maggio, durante il primo "Speziali Day", per celebrare i primi 125 anni dalla nascita dell'impresa agromeccanica di famiglia. Nella grande azienda di Barbassolo (Mn), accanto alle più moderne mietitrebbie, ai cantieri, all'innovativa macchina per la gelatinizzazione del mais, si trovavano in bella mostra una trentina di trattori d'epoca, con pezzi dagli anni Venti agli anni Settanta. Dalle ruote in ferro, candele e carburatori, alimentazione a petrolio fino alle prime cabine che le norme di sicurezza a cavallo fra i Settanta e gli Ottanta imponevano.
Una panoramica sulla meccanizzazione agricola in Italia e non solo, visto che nella vasta collezione di Antenore e Marco Speziali – rigorosamente protetta da sofisticati sistemi di sicurezza e allarme c'è spazio anche per un John Deere degli anni Venti, rigorosamente verde, con ruote governate da un mozzo centrale "o ventrale", come spiega il presidente del Gamer, di Apima Mantova e di Confai Academy.
«Questa particolarità permetteva al mezzo di avere un raggio di sterzata molto più ampio. Un trattore che era stato pensato per le piantagioni di cotone della famosaCotton belt americana, per avere maggiore agilità di manovra nelle interfile». Dagli Stati Uniti approdò in Francia e da lì in Italia, ma la tipologia del mezzo non ebbe grande successo, in quanto «la contropartita che si pagava era che i trattori erano poco stabili». Alimentati a petrolio e dunque provvisti di candele e carburatore, costruiti prima dell'avvento del diesel.

La scintilla
Buona parte delle trattrici costituisce un'eredità diretta della storica impresa agromeccanica della famiglia Speziali, qualche altro mezzo è stato acquistato nel corso degli anni. Afar scattare la scintilla, per lo più, sono state caratteristiche particolari dei mezzi. Come l'inglese Morris, nata alla fine degli anni Trenta come mezzo militare per traino e trasporto e riconvertita nell'immediato Dopoguerra, quando venne immatricolata con la targa numero 7 dall'Uma di Verona. «Venivano impiegati in agricoltura come trattrici da trasporto, dal momento che avevano una maggiore potenza e riuscivano ad andare più velocemente, raggiungendo anche i 50 chilometri orari, che allora si potevano percorrere, non essendoci divieti», riferisce Antenore Speziali. Alla fine della seconda guerra mondiale, con il Paese alle prese con la ricostruzione e la ripresa anche dell'agricoltura come primo sostentamento per un Nord Italia uscito particolarmente in ginocchio dal conflitto bellico e dagli strascichi della guerra civile, i consorzi agrari e solo alcune officine si cimentavano in queste riconversioni di mezzi, che prevedevano anche la più efficace alimentazione a gasolio. «Una volta adatti all'impiego agricolo – ricorda Antenore Speziali – venivano omologate dall'Uma, che provvedeva anche ad assegnare il gasolio agevolato ». Ancora legati all'alimentazione a petrolio sono altri due pezzi della collezione, spesso esibita con orgoglio alle manifestazioni dell'impresa Speziali così come alle iniziative del Gamer, capaci di attrarre qualche migliaio di persone, soprattutto quando vengono organizzate prove di aratura o sfilate nelle fiere e nei paesi. Ritorniamo agli anni Venti e al motore a petrolio del Fordson modello F: 18 cavalli di potenza e un cuore fatto da candele, carburatore, magnete e una serpentina di riscaldamento del carburante. Il modello fu concepito negli Stati Uniti nel 1917, l'anno dell'entrata in guerra degli Usa a contribuire a dar vita a quello che fu il primo conflitto bellico mondiale. «Noi acquistammo questo trattore nel 1922, cinque anni dopo la sua realizzazione – spiega Marco Speziali –. Il nome Fordson ha un'origine curiosa e mette in luce il dissenso del fondatore Henry Ford a cimentarsi nel settore agromeccanico. Ford padre non volle, però, tarpare le ali al figlio e quindi, per rimarcare che il settore agricolo era altro rispetto a quello automobilistico, gli concesse di usare il nome Fordson, ovvero figlio di Ford».

NIENTE TRATTORI BLU

Non è una questione di cabala né di altro. Ma nella collezione di trattori d'epoca di Speziali e nemmeno nella flotta di mezzi attuali non si trovano trattrici agricole di colore blu. «È una questione di tradizione – spiega Marco Speziali – perché siamo sempre stati fedeli al colore rosso o al verde. Questo non significa che boicottiamo i marchi, noti a tutti, che utilizzano il blu. Anzi, della stessa marca abbiamo alcune trince, che vanno benissimo e sono estremamente affidabili. Ma sono di colore giallo…». M.B.

 

Un acquisto curioso
Un acquisto assolutamente curioso di Marco e Antenore Speziali è l'International degli anni Venti, nato con ruote in ferro (ora monta pneumatici in gomma), che presenta un motore Isotta Fraschini, derivato da un camion militare, alimentato in origine a petrolio e convertito successivamente all'alimentazione diesel. Nella collezione di Speziali non sono molti i trattori storici di marca Landini. Saranno tre o quattro (che non è poco, intendiamoci) e questo è dovuto al fatto che la marca più utilizzata in passato dalla dinastia di contoterzisti mantovani era l'International, poi confluita in Case IH. «Per qualche anno fummo anche concessionari per International – racconta Marco Speziali –. Si aprivano gli anni Sessanta, ma mio padre, allora ventenne, messo di fronte alla decisione se fare solo il contoterzista o il commerciante, visto che la normativa non consentiva più di svolgere la doppia attività, puntò sulla vocazione di famiglia e di continuare come imprenditore agromeccanico, anche se allora i termini usati erano contoterzisti da un lato e agricoltori dall'altro». La passione verso il brand International nacque subito dopo la seconda guerra mondiale. Tanto da ordinare due esemplari negli Stati Uniti. «Erano i primi anni Cinquanta – ricorda Marco Speziali – e lo zio di mio padre, Otello Ponti, fece arrivare questi due mezzi, tutti rossi, da Moline, nell'Illinois (dove oggi c'è la sede della Case, nda), fino al porto di Genova. E da lì a Barbassolo, dove vennero sostituite le ruote in ferro con quelle in gomma».
Risale agli anni Sessanta la Fiat 70 cingolata. Se ne vedevano parecchie a sud del Po, perché i terreni erano più pesanti e i cingoli assicuravano una maggiore potenza di traino. Molte meno, per non dire che era un evento, trovare mezzi cingolati nella sinistra Mincio, dove si trova l'azienda di Speziali. «Abbiamo terreni con un impasto medio e dunque non c'era la necessità di avere trattrici cingolate, anche se una Caterpillar modello D4 la comprammo anche noi». Dalla Mitteleuropa la collezione del presidente del Gamer annovera due modelli di media dimensione, entrambi di colore verde. Si tratta di un Fendt Dieselross (marchio ancora in possesso del gruppo Agco) degli anni Cinquanta e di uno Steyr austriaco (che oggi appartiene alla galassia del gruppo Cnh). Il Fendt monta un motore MWM bicilindrico, mentre lo Steyr 84A è equipaggiato con un monocilindricoWD113a marcato Steyr. Non ci sono solo trattori però nella collezione della famiglia Speziali. Dagli anni Cinquanta spunta una mietitrebbia con una barra di raccolta lunga duemetri emezzo,minuscola a vedersi in rapporto a quelle sfoggiate oggi in Italia (per non parlare di quelle usate nei latifondi del Brasile, della Russia o degli Stati Uniti). Uno strumento già completo come mietitrebbiatrice, con una capacità di lavoro di due ettari e mezzo al giorno. Alle feste del grano, qualche anno fa, Speziali ha messo in funzione anche i cantieri "estivi". Come il trebbiatoio a cinghie, fabbricato nei primi anni Quaranta dalla Bubba di Piacenza, realtà che ha chiuso i battenti pochi anni fa e che contribuì a diffondere la meccanizzazione in agricoltura in tutta la Pianura padana. Per la trebbiatura delmais, invece, nella collezione di Speziali c'è la sfogliatrice della Pavesi di Cremona, un esemplare piuttosto raro, ormai.

IL GAMER IN CIFRE

Sono 90 gli iscritti al Gamer, acronimo che sta per Gruppo amatori macchine d'epoca Roncoferraro, fondato il 4 gennaio 2010. Il presidente è Marco Speziali, il vice è Anselmo Basso. Gli scopi sono elencati nell'articolo 3 dello statuto costitutivo: l'associazione non ha fini di lucro e si propone di favorire l'aggregazione e la socializzazione degli iscritti possessori d trattori d'epoca. L'associazione potrà svolgere attività di carattere ricreativo, culturale, sociale, sportivo, e, più in generale, tutte quelle che permettono di valorizzare il motorismo storico dei trattori d'epoca e relative attrezzature. Lo scorso anno, agli inizi di giugno, il Gamer partecipò nel centro storico di Mantova all'Antica Fiera dei Mangiari, rassegna in bilico fra agroalimentare e storia. I trattori vennero listati a lutto, con una banda nera sull'anteriore, per ricordare le vittime del terremoto che il 20 e 29 maggio di un anno fa misero in ginocchio il Mantovano, parte del Veneto e dell'Emilia. L'associazione presieduta da Marco Speziali ha un sito internet: www.gamerroncoferraro.it. M.B.

 

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