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PER RICOSTRUIRE LA STORIA DELL’AZIENDA

 

Gabriele Bianchini nel Modenese sta cercando di recuperare le macchine che sono transitate nei capannoni dell’impresa avviata dal nonno nel 1922

 

• di Francesco Bartolozzi

 

Contoterzista di quarta generazione a San Felice sul Panaro (Mo), specializzato in colture orticole (in particolare raccolta di pisello, fagiolino, fagioli borlotti e soia alimentare) e nell’assistenza a tutto campo per l’agricoltore (compresi lo stoccaggio dei cereali e la scelta dei mezzi tecnici), Gabriele Bianchini conserva nei suoi capannoni anche qualche gioiello del passato. In parte per passione, ma soprattutto per cercare di ricostruire la storia dell’azienda di famiglia che suo nonno avviò nel 1922. A partire da un Fordson, il primo vero trattore comprato da suo nonno proprio nel 1922. Nel complesso sono una decina le macchine d’epoca (tutte funzionanti, anche se ovviamente non più usate) che Bianchini possiede nei suoi capannoni, dove il pezzo più pregiato è sicuramente un Deutz F3M317, 3 cilindri, 50 cavalli, raffreddato ad acqua, immatricolato intorno al 1940. «Io personalmente non ho mai usato queste macchine per lavorare – spiega Bianchini - e non ho nemmeno visto mio nonno lavorarci. Anche perché in parte li abbiamo ricomprati dopo, per cui non sono esattamente le macchine che avevamo in azienda, ma modelli identici. Diciamo che li abbiamo usati solo per andare in giro quando c’erano fiere e sagre in zona». Andando in ordine cronologico e rimanendo in tema di trattori troviamo un Landini L25 a ruote, semi-diesel, 25-30 CV, monocilindrico, del 1956, successore delle serie Super, Vélite e Bufalo. «Ogni tanto lo usa mio figlio – scherza Bianchini - ma ovviamente non per lavoro. Anche questo non è l’originale che avevamo in azienda, perché di proprietà nostra ci sono solo il Deutz, il Fordson, una mietilega Laverda e una coppia fissa trebbiatrice più pressa Mansal, oltre a un Fiat 411 R del 1963 a ruote che fu comprato nuovo da mio nonno». Abbiamo introdotto i Fiat e a questo proposito la collezione di trattori si completa con un OM 35/40, con frizione a mano, comprato dopo la guerra dal nonno (ma il modello adesso presente non è l’originale che c'era in azienda), un 70R (che però non è storico dell’azienda), un 25 C e 411 C a cingoli e un 211 R, tutti dei primi anni Sessanta.

 

Non solo trattori

Come già accennato Bianchini non ha solo trattori e nei suoi capannoni brilla una coppia trebbiatrice-pressa della Mansal di Legnago (Vr). «Ho la foto qui in ufficio di questa coppia attaccata al Deutz – conferma Bianchini -. Risale al 1950 e anche questa fu venduta intorno al 1964, per poi essere ritrovata a Bologna e ricomprata. Questa coppia “piccolina” veniva usata anche in collina: con la mietilega si facevano i covoni, si portavano a casa e poi si tornava nelle aziende a fare la trebbiatura. Mio nonno l’ha usata fino al 1964, perché nel 1963 fu comperata la prima mietitrebbia, una Clayson, ma qualcuno non era ancora convinto della mietitrebbia, così per un altro anno si tornò alla coppia fissa». Chiudiamo l’elenco delle attrezzature d’epoca ricordando una sfogliatrice per il mais sempre acquistata dal nonno, venduta e mai ricomprata («qui da noi non se ne trovano più – spiega Bianchini – forse al Centro-Sud sì»), e il marchio Borgatti, di cui Bianchini ha ancora un aratro, un estirpatore e un erpice a dischi, anche questi dei primi anni Sessanta e utilizzati fino al 1970. «Il nostro obiettivo – spiega Bianchini – è comperare tutti i trattori che hanno fatto la storia dell’azienda, che io ho usato o almeno visto nel cortile, quindi diciamo dal 1965 in poi. Non si tratta quindi di vere e proprie macchine d’epoca, anche se me ne mancano diversi, Fiat OM 615 e OM 513 in primis, che sono abbastanza difficili da trovare. Adesso è mio figlio che più che altro ha questa passione per le macchine d’epoca, mi aiuta a mantenerle funzionanti, mettendole in moto un paio di volte l’anno, controllando l’antigelo e tenendole coperte sotto il capannone». Riuscire a conservarle al coperto è fondamentale perché le macchine si mantengano in buono stato. «Con il legno in particolare - spiega Bianchini – c’è il rischio che marcisca tutto. Ricordo che mio zio aveva una coppia trebbiatricepressa anche più grossa di quella che abbiamo qui in capannone e che era finita nel Sud Italia. Eravamo riusciti anche a ritrovarla, ma il legno ormai era completamente rovinato ».

 

La rarità del Deutz

Da quando Bianchini lavora in azienda, conserva accuratamente tutti i documenti di tutte le macchine, mentre di quelle più vecchie non sempre è riuscito a ritrovare i libretti. «La passione – continua Bianchini - non è tanto una prerogativa di agricoltori e/o contoterzisti, quanto di qualche personaggio amatore, che il più delle volte non ha niente a che fare con il mondo agricolo. Contoterzisti con roba vecchia qui in giro non ce ne sono, io ho questi “pezzi” perché mio zio era un appassionato. Molta roba, poi, è stata demolita quando si comprava il nuovo, soprattutto nei periodi in cui non c’era questa corsa all’antico. Esempio classico è quello delle presse delle coppie fisse, che facevano la fine del ferro vecchio. So che dalle parti di Reggio Emilia c’è più passione, quelli del Gamae di Reggio Emilia sono dei veri appassionati, con autentici pezzi da collezione ». Chiudiamo con un accenno ai prezzi. Ovviamente sono molto variabili a seconda del modello e del numero di pezzi esistenti sul mercato. «Il Deutz è sicuramente il modello più raro che ho. Poco tempo fa mi è stato detto che ce ne sono solo tre esemplari in tutta Italia. Effettivamente non mi è mai capitato di vederne alle fiere specializzate (mentre di Fordson mi ricordo di averne visti) e mi piacerebbe mettermi in contatto con qualcuno che ce l’ha, per scambiarci informazioni utili a riguardo. Io so solo metterlo in moto, perché me lo insegnò mio zio, ma vorrei saperne di più. Trent’anni fa venne una persona da Bolzano e offrì a mio zio 30 milioni di vecchie lire per il Deutz: diceva che c’erano solo tre esemplari perché ne erano stati venduti pochi. Noi lo avevamo comprato nuovo, venduto e poi riacquistato qui vicino nel Modenese ».

 

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