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UN EDILE “MALATO” DI MOTORI

 

Franco Reattelli nell’Aretino vanta nella sua ampia collezione anche circa 40 trattori. Assieme a tanti attrezzi contadini

 

• di Alessandro Maurilli

 

Franco Reattelli di motori è sempre stato “malato”, fin da quando era piccolo a fine anni ’30 e con un martello provava a potenziare il motore della “Superba” del padre, una OM due posti, nata per le corse su strada, che purtroppo oggi non figura nella ricchissima e fino ad ora “celata” (chissà perché) collezione di famiglia. Ricchissima, perché nella tenuta di famiglia di Foiano della Chiana, piccolo borgo medievale in provincia di Arezzo, non riescono più a stare gli oltre 500 pezzi d’epoca, tra cui circa 40 trattori e oltre 200 motociclette. C’è persino un reparto militare con pezzi rarissimi della seconda guerra mondiale, tra cui, su tutti, l’anfibio con cui gli americani sbarcarono nelle spiagge della Normandia. Il reparto auto è poi sterminato, diviso per settori (ne è presente anche uno dedicato alle auto da corsa). Sono circa 100 le auto presenti, tutte del periodo compreso tra gli anni ’20 e i ’40. Tra queste, sarebbe impossibile citarle tutte, una Buik appartenuta al governatore dell’Ohio negli anni ’20.

 

In arrivo il museo

Come nasce questa passione in Franco Reattelli, imprenditore edile di successo? «Ho sempre avuto un debole in generale per i motori – spiega il collezionista – poi negli anni ’80 ho cominciato ad appassionarmi alla storia di mezzi d’epoca cominciando a collezionarli». Una collezione che a breve dovrebbe divenire pubblica. «Finalmente sembra andare in porto il mio progetto di realizzare uno spazio unico, aperto a tutti – dice Reattelli – in modo che quella che è la mia passione possa diventare una raccolta di memorie storiche della nostra era accessibile a tutti». E così entro il primo semestre del 2011 dovrebbe già essere pronto a Foiano un grande museo dei mezzi d’epoca. Mezzi che sconfinano persino nei camion per il trasporto di varie merci (oltre 20 nella collezione), uno proveniente dall’Eritrea, un Fiat con i vetri di celluloide studiato per i trasporti nel deserto nel periodo della colonia. La tradizione rurale toscana è ben rappresentata dai tanti mezzi a pedali, come le portantine, usate da chi un mezzo motorizzato forse non se lo poteva ancora permettere e spingeva con i piedi. Da non sottovalutare una serie di corriere degli anni ’30: una di queste compiva la tratta Pienza – Siena – Pienza e nelle strade bianche della Valdorcia, passando per la vecchia Cassia, portava i contadini al mercato di Piazza del Campo. Sopra all’autobus sono ancora riconoscibili le ceste per la frutta e la verdura e le gabbie per gli animali da cortile. «Di ogni mezzo della mia collezione – spiega Reattelli – riconosco il rumore del motore ricordandone dapprima la storia del mio primo incontro all’acquisto, ma poi anche la memoria storica che si portano dietro ». Ogni mezzo infatti è corredato da una documentazione che ne attesta i passaggi nel corso della vita. Persino la serie di macchine autoscontro, ognuna delle quali andava a batteria.

 

Questione di “spionaggio”

Una collezione così vasta e variegata, oltre che della passione, requisito indispensabile anche per mantenere cotanta bellezza e ricchezza storica, necessita di una fitta rete di informatori. È quello che ha costruito negli anni Reattelli, da nord a sud dell’Italia. «Il collezionismo di mezzi d’epoca è questione di pochi – racconta Reattelli – e i nomi presto si conoscono e, spargendosi la voce, si crea una rete di “informatori” che spesso chiamano per avvertire della presenza di un mezzo». Mezzi che spesso arrivano anche in condizioni di abbandono e il tempo, si sa, logora. «Ho acquistato delle macchine come nuove – dice – altre invece erano dei rottami da restaurare, ma è forse questo il momento più interessante per un appassionato che va alla ricerca dei pezzi». A tenere in moto gli oltre 500 mezzi della collezione, oltre al proprietario, un altro appassionato e restauratore di Foiano della Chiana, Mauro Zacchei, che da certosino ha recuperato molti mezzi, lasciati all’abbandono, ricavandone delle macchine che sembrano appena uscite dal concessionario.

 

I mezzi agricoli

Come detto la collezione Reattelli è composta anche da circa 40 mezzi agricoli a motore, oltre a una serie di attrezzi d’epoca e di accessori vari (aratri soprattutto). La maggior parte di questi, vista anche la data di nascita, monta ruote di ferro o cingoli (ovviamente sempre in ferro). Così in un reparto della collezione itinerante si legge “Agricoltura d’epoca”. Appena aperta la porta, in prima fila, a rappresentare un passaggio dell’agricoltura da antica a moderna, l’immancabile Fiat “Boghetto”, il mezzo “lanciato” da Mussolini per la bonifica dell’Agropontino. La collezione di Reattelli vanta due Fiat: il Boghetto, appunto, ritrovato nelle campagne di Braccagni (vicino a Grosseto, zona anche questa di bonifica negli anni ’30), e un 700, di sgargiante colore verde, che monta ruote di ferro. «Il Boghetto è un trattore che vanta una storia importante come noto – spiega Reattelli – e al contempo un modello che ancora oggi potrebbe svolgere le sue funzioni, per la perfezione meccanica con la quale era stato pensato». Attraversando la collezione si trovano mezzi come una pompa per il vino dei primi del ‘900, ma anche diversi motori a punto fisso usati per la battitura. «Sono alimentati a petrolio – dice Reattelli con gli occhi illuminati – pensi che venivano portati fino alle più alte colline della Valdichiana spesso trainati da muli». Nel mostrare come funzionava la puleggia, che azionava i motori, l’occhio cade sulle battitrici usate per il grano. Una in particolare, delle quattro che figurano nella collezione, è una Breda degli anni ’20, perfettamente funzionante, usata ancora per la battitura della festa del paese. Scorrendo tra i trattori, con quell’inconfondibile odore di olio misto acciaio e ferro e l’odore del passato, anche un generatore Fiat 1.100, motore 508c, del 1937. «L’ho trovato in una dismessa tabaccaia del Valdarno – racconta Reattelli – serviva a generare illuminazione nel periodo della raccolta quando si lavorava 24 ore su 24». Ancora trattori: un Case del 1942 con una storia curiosa che lo stesso Reattelli racconta. «Dopo averlo acquistato da un demolitore di Acquaviva, vicino a Montepulciano (Si), tirato fuori da un bosco dove era rimasto per lungo tempo in condizioni spaventose, venduto al prezzo di una cena, ho avuto l’onore di ricevere dalla casa costruttrice americana un plico con tutta la storia del mezzo e… un’offerta per il riacquisto che io ho evidentemente rifiutato ». Di questo modello, si legge nella documentazione spedita a Reattelli dalla Case, ne erano stati fatti soltanto 320 esemplari di cui 2 soltanto sono arrivati in Europa: uno in Belgio e uno acquistato da una azienda di Pienza. Il trattore più “anziano” della collezione è un Fordson a petrolio del 1918, mentre spiccano, si fa per dire vista la loro dimensione, due Balilla 10 cavalli del 1934. Non poteva poi mancare qualche pezzo della Bubba, in particolare l’Ariete a testa calda, cingolato, del 1946. Diversi Landini, come il 55, ma anche un Ferguson T20 degli anni ’40, uno dei primi modelli che vantavano un motore a benzina. E poi un pezzo unico nel suo genere: un trattore d’epoca mai usato perché rimasto per anni invenduto, mai immatricolato e poi dimenticato dal concessionario. «È una Robusta della ungherese HSCS di fine anni ‘30 – spiega Reattelli – che ho trovato a Siena nella storica concessionaria Tiezzi&C». In tutta questa collezione eppure qualche rimpianto. «Per esempio quello di non avere mai acquistato, quando è capitata l’occasione, un Oto Melara – dice Reattelli – o un Orsi, mezzi che dal punto di vista tecnico e anche dell’immagine ho sempre sottovalutato, ma che oggi completerebbero questa parte di collezione».
La collezione Reattelli può essere visitata prenotando un appuntamento al numero 0575/66946.

 

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