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DAGLI USA ALLA PROVINCIA GRANDA

 

A Carlo Olivero, in provincia di Cuneo, la passione per i trattori è nata in Illinois. "Colpa" di un trattore Oliver

 

• di Ottavio Repetti

 

Carlo Olivero, per sua stessa ammissione, in gioventù i trattori li ha sempre snobbati. Oggi, invece, ne ha una cinquantina in giardino e ha coinvolto nella sua "insana" passione anche la moglie e qualche altro membro della famiglia. L'avventura del collezionismo è così: fatta spesso di ripensamenti, impreviste occasioni, eventi fortuiti che scatenano un interesse fi no a pochi mesi prima impensabile. Come altrimenti potremmo defi nire gli eventi che hanno trasformato il direttore commerciale di un'azienda vitivinicola in collezionista di trattori d'epoca? Sentiamole dalla voce del protagonista. «Per lavoro andavo spesso negli Stati Uniti e una volta, dovendo restare là nel week end, decisi di conoscere un po' di più la provincia americana, perché fino ad allora avevo visto, più che altro, le grandi metropoli. Così affi ttai un'auto e iniziai a vagare per la campagna dell'Illinois, dove mi trovavo. Finii nel piazzale di uno sfasciacarrozze e lì, girando tra i rottami, vidi un trattore marchiato Oliver. Attirò la mia attenzione perché non avevo mai sentito questo nome. Tornato a casa, mi informai un po' su internet e così scoprii che un collezionista ne vendeva due sul lago di Viverone. Li andai a vedere e li comprai entrambi. Così cominciò tutto: da allora non ho più smesso di fare acquisti e permute », ci spiega il collezionista, che oggi, ormai pensionato, vive e sistema macchine agricole a Murello, provincia di Cuneo.

Il tratto unificante
Ogni collezione, tuttavia, deve avere un tema, soprattutto se tratta articoli variegati come i trattori. «Quando decisi che mi sarebbe piaciuto realizzare una collezione, pensai a un tratto unifi cante e lo trovai nelle macchine che avevo visto da bambino. Decisi insomma di raccogliere i trattori che avevano lavorato nella mia zona di residenza in passato». Come quasi tutti coloro che hanno superato gli "anta", Olivero ha un legame diretto con l'agricoltura: i suoi genitori, infatti, lavoravano in questo settore. «Ricordo ancora quando mio padre e mio zio comprarono un Superlandini, uno dei primi, e dopo averlo fatto arrivare in treno fi no ad Alessandria dovettero portarlo a casa su strada, alla velocità di nemmeno 7 km orari». Olivero decide di recuperare i trattori della sua giovinezza – e anche del periodo immediatamente precedente – e si mette in caccia. «Avendo iniziato questo hobby di recente, mi sono trovato a muovermi in un settore già molto sviluppato, il che in pratica mi ha impedito di portare a casa pezzi rari per pochi soldi. Ciò era possibile molti anni fa: quando iniziai io, i trattori più richiesti avevano già un mercato importante e quotazioni elevate». È uno dei motivi, per esempio, per i quali nella collezione che vediamo a Murello non vi sono molti "testacalda". «Il testacalda è qualcosa di molto particolare, dotato di un fascino speciale.
Trovarne non è facile e i costi sono spesso proibitivi». D'altra parte, il Testacalda non sarebbe nemmeno del tutto in linea con le scelte di Olivero: «Mi sono concentrato, per i miei trattori, sugli anni Cinquanta e Sessanta, che sono poi l'epoca d'oro della meccanica agricola, i due decenni in cui si assistette al vero boom del settore». È anche vero, però, che una collezione di trattori d'epoca non può essere tale senza Testacalda e così qualcuno spunta tra tante macchine più "moderne". «Il Testacalda è un po' una malattia, per cui quando ci sei dentro ti lasci convincere ad averne qualcuno. Per esempio, tra le mie macchine ci sono due Lanz: un Testacalda, il più grande costruito da questo marchio, e poi il più potente dei semidiesel Lanz, un 60 cavalli fabbricato poco prima del passaggio in John Deere». Un altro pezzo d'inizio secolo è un International 10-20 del 1927. «Una macchina che poteva essere marchiata McCormick Deering o International, in verità. Quello che possiedo era International e lavorava in una azienda vicina. Me lo ricordo, non molti anni fa, che ancora pompava l'acqua vicino ai fossi». Altri marchi presenti sporadicamente nella raccolta sono Farmall, Zetor, Fendt e Fiat.

Il primo amore
I due gruppi più consistenti sono tuttavia Oliver e Porsche. Il primo, avendo dato il via alla collezione, è un marchio rimasto nel cuore di Olivero; fors'anche per una certa similarità nel nome, ci vien da dire. «Ne ho diversi. Alcuni quasi irreparabili, perché troppo compromessi. Altri già sistemati o comunque in condizioni accettabili». Tra questi, un 4 cilindri del 1937, recuperato in un cascinale della zona. «Era coperto di guano, dal momento che lo tenevano in un capannone di polli. Ripulirlo non è stato facile, ma restammo sorpresi quando andò in moto praticamente senza faticare. I fi li elettrici, per dire, sono ancora quelli originari». La competenza di Olivero sugli Oliver è testimoniata anche dai saggi che il collezionista ha scritto, negli anni scorsi, per alcune riviste. Una specializzazione inconsueta, la sua, se pensiamo che riguarda trattori tutto sommato poco conosciuti nel nostro paese. «Gli Oliver in effetti non sono molto diffusi da noi. Erano macchine progettate per il mercato americano, arrivarono in Italia per un fatto più che altro di scambi commerciali. Trovarli non è facile. Per esempio, uno di questi, un benzina a 6 cilindri, dovetti comprarlo direttamente negli Stati Uniti, a un'asta. È un modello di fi ne anni Venti, anche se il mio esemplare fu costruito venti anni dopo».

UN'ASSOCIAZIONE DI COLLEZIONISTI
Carlo Olivero e la moglie sono da quattro anni l'anima di un'associazione di collezionisti che raduna oltre 150 iscritti, Trattori e trattoristi. Oltre a organizzare diverse iniziative, l'associazione partecipa a eventi importanti in tutto il nord Italia. Per esempio nel 2011 è stata parte integrante dell'iniziativa Vapore reale e nobili trattori, un raduno-conferenza che ha messo in luce il ruolo della meccanica negli ultimi 150 anni di agricoltura. Trattori e trattoristi è attiva anche nel settore dell'informazione: edita infatti un periodico distribuito agli iscritti e anche un calendario con le foto dei pezzi più belli delle varie collezioni. O.R.

 

Attori in famiglia
Due dei trattori di Olivero sono, a loro modo, degli attori. «Il primo è un Vèlite, che ci fu chiesto quando girarono un fi lm sulla vita di Olivetti e per farlo ricostruirono la vita di una cascina negli anni Cinquanta. Il secondo attore è un Porsche Junior che compare nello spot dell'aceto Ponti ». Porsche rappresenta, nella collezione Olivero, il gruppo probabilmente più numeroso. «In effetti ne ho parecchi, di varie epoche. Un Super con cui ho fatto il passo dello Stelvio, una nota manifestazione per trattori d'epoca. Poi un Junior monocilindrico e uno Standard a due cilindri del 1960, uno degli ultimi costruiti». Tra i tanti Porsche, ne troviamo due piuttosto particolari. «Porsche era un progettista e tra i tanti modelli disegnati fece anche un Allgaier con avviamento a manovella e miccia di accensione in precamera. Successivamente, con un innesco si provoca l'accensione della miscela. Il secondo è l'Allgaier AP17, concepito ai tempi del nazismo. Hitler aveva dato incarico a Ferdinando Porsche di disegnare il trattore del popolo e questo è il risultato. Dovevano chiamarlo, in effetti, Schlepper Wolks (trattore del popolo, ndr), ma Wolksvagen non diede il benestare e così lo battezzarono con la sigla, che indica il numero di cavalli. Per dare un'idea del successo che ebbe, si pensi che in una sola edizione della fi era di Francoforte, nell'immediato dopoguerra, ne vendettero circa 15mila esemplari. Da qui la necessità di ampliare gli stabilimenti e i magazzini per poter produrre tutti i pezzi richiesti». I Porsche piacciono al nostro collezionista anche perché rappresentano un concentrato di tecnologia. «Parliamo di macchine degli anni Cinquanta dotate di presa di potenza anteriore, sollevatore idraulico e altri dispositivi ancor oggi pienamente attuali, mentre noi, in Italia, eravamo ancora alle prese coi testacalda ». Tra i tanti, citiamo un Allgaier A24 diesel con ventola, per ricondensare il vapore con conseguente risparmio di aggiunte d'acqua. Molti dei pezzi di Olivero sono restaurati, ma altrettanti sono ancora in attesa di un intervento. «Procediamo con calma per mancanza di tempo. Il problema è che ci vuole un sacco di tempo per sistemare una macchina come si deve, mentre se fai fare i lavori fuori, ovviamente, vengono a costare troppo. E poi, diciamocelo, che gusto ci sarebbe?».

VERSO UNA RACCOLTA DI ARATRI?
Non soltanto trattori: Carlo Olivero si sta appassionando anche agli aratri. «Sono uno degli attrezzi agricoli che preferisco. Il mio obiettivo è di fare uno schieramento di aratri, in una zona della collezione. Vorrei concentrarmi particolarmente sui reversibili dell'epoca, detti Giravolta o anche Testaculo. In pratica, erano dotati di un meccanismo che sfruttando una leva prodotta puntando a terra un perno, sollevava il vomere in lavorazione per abbassare l'altro».

 

 

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