Rassegna stampa Soci

 
 

 

CENTO MODELLI COME NUOVI

 

La collezione di Francesco Angelelli nel Perugino brilla per rarità e straordinario stato di manutenzione

 

• di Francesco Bevilacqua

 

Nella proprietà di famiglia, già dal lontano 1926, sorgeva un’antica miniera di lignite, composta da sei gallerie e due pozzi: oggi, in quello stesso bacino, in località Ponte di Ferro, un paesino umbro nei pressi di Gualdo Cattaneo (Pg), sorge la tenuta agricola “Centro Acquarossa”: è qui che il cavalier Francesco Angelelli, imprenditore del posto, ha dato vita al museo del trattore agricolo, una collezione di trattori arrivata a raggiungere le 100 unità, considerando le macchine esposte e quelle che sono in corso di ristrutturazione presso l’officina di famiglia. Una serie di macchine agricole che ripercorre l’evoluzione meccanica e tecnologica che il settore delle costruzioni di questo genere ha conosciuto nel corso del secolo scorso, attraverso il passaggio dai primissimi modelli a vapore, passando per quelli a petrolio e ai testacalda, fino ad arrivare ai motori semidiesel e diesel. Ma come è nata la singolare passione del nostro collezionista? “Certamente – afferma Angelelli – mi è stata tramandata da mio nonno Valentino Valentini prima, e da mio padre Giulio, cui ho voluto dedicare questo museo, poi. Di circa una ventina di pezzi ero già in possesso grazie alla loro attività di trebbiatori, mentre ho avuto la necessità di comperarne altrettanti, in quanto necessari alla gestione della miniera di lignite, che sorgeva proprio dove ora è stato costruito questo complesso che, oltre al museo, comprende un’aviosuperficie di 930 metri, oggetto durante l’anno di raduni aerei e gemellaggi tra diversi aereoclub”. Angelelli ricorda come inizialmente fosse meno difficoltoso recuperare questo genere di macchine, in quanto molti contadini le abbandonavano, o perché obsolete, o perché decisi a intraprendere attività diverse da quella agricola. “Quando poi la serie è arrivata a contare una cinquantina di pezzi, alcuni collezionisti italiani hanno iniziato a contattarmi, barattando alcuni pezzi dei quali avevo più di una unità, con quelli in loro possesso dei quali ero alla ricerca; molto utili sono stati inoltre i contatti con i collezionisti esteri, con i quali ero entrato in contatto durante i miei numerosi viaggi di lavoro oltre confine”. Con orgoglio il cavalier Angelelli sottolinea come tutti i trattori siano perfettamente funzionanti e vengano portati all’esterno del museo per la messa in moto almeno una volta l’anno; tutti inoltre sono stati riportati ai colori originali, attraverso processi di sabbiatura e la ricerca minuziosa della tonalità di vernice con la quale erano usciti dalla casa costruttrice. Alcuni tornitori del luogo, tra l’altro, hanno collaborato alla ricostruzione di parti rotte o mancanti.

 

I mitici Anzani e “Boghetto”

Tra i pezzi più importanti del museo vi è certamente un Pavesi P4 del 1904, utilizzato durante la seconda guerra mondiale dall’esercito italiano per il traino dei cannoni, e impiegato poi, alla fine del conflitto, in agricoltura. Vi è anche un Anzani del 1892, un motore da banco, due cavalli e mezzo di potenza, 7.000 cc di cilindrata, avviamento a benzina e funzionamento a petrolio: è stato rinvenuto nei pressi di Molfetta (Ba) in un mulino in demolizione dove era stato utilizzato fino ad allora per alimentare le pompe del mulino stesso. La Elso Magi Gadz del 1926 è invece una trattrice agricola a vapore recuperata in Ungheria, per la quale si sono resi necessari giorni di lavoro, dovendone sostituire tutti i tubi interni per la messa in moto. Il “Boghetto”, che prende il nome dall’ingegnere italiano che lo ha costruito, rappresenta una svolta nel mondo della costruzione delle macchine agricole, in quanto con la partenza a benzina e il funzionamento a gasolio, ha rivoluzionato i motori a testa calda: la macchina deve però la sua fama a un’altra ragione: fu guidata, infatti, da Benito Mussolini. L’Oil Pull, ritrovata in America, risale invece al 1920, pesa 5.220 kg e a regime, per evitare la detonazione, veniva utilizzata per il motore fino al 5% di acqua mischiata al cherosene.

 

Farmall e Super Same, più unici che rari

Un pezzo storico del museo è sicuramente un Farmall inglese, di cui la casa costruttrice anglosassone fabbricò 50 esemplari in occasione dell’incoronamento della Regina d’Inghilterra: terminati i festeggiamenti, le macchine furono distribuite per la vendita ai vari concessionari, che furono però costretti a riverniciare di rosso perché il colore oro originale non era gradito dai contadini inglesi. Grazie ai contatti con la Farmall, il trattore è stato completamente ristrutturato e riportato al colore originale, attraverso un processo di sabbiatura. “Un pezzo fortemente richiesto da altri collezionisti, poiché si tratta di un prototipo unico – afferma Angelelli – è il Super Same 67 cavalli del peso di 6,7 tonnellate: tanto pesante perché destinato in origine a trainare gli aerei dell’Alitalia, ma prestato all’agricoltura dopo che la commessa non fu accettata dall’azienda italiana: è rimasto circa vent’anni in un’officina del porto di Genova, prima che lo recuperassi. Inutile chiedermi però il pezzo al quale sono più affezionato: è quello di mio nonno, su cui sono salito per la prima volta all’età di sei anni, ossia un Fordson del 1920, 18 cavalli a petrolio e motore da 4 cilindri e 4.280 cc, raggiungeva la velocità massima di 12,4 km/h”. Molta curiosità suscitano invece nei visitatori un modello Fiat, che poteva essere utilizzato indifferentemente a ruote e cingoli, e un trattore, senza alcun interesse storico, realizzato da un artigiano ispirandosi a un’auto da corsa, costruito con la ruota di un cannone e assemblando pezzi di modelli Fiat e Same. Insomma, un museo fatto di “opere” antiche ed eterogenee per provenienza e meccanica, che vale la pena quindi visitare, per apprezzare come la passione di un uomo possa trasformare vecchie ferraglie o pezzi da rottamare in macchine restaurate e funzionanti, che rappresentano la storia della vita contadina nei campi e risvegliano, nei più anziani, vecchi ricordi legati a essa.

 

Scarica il pdf