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IL DESIGNER AFFASCINATO DAI MOTORI

 

Alessandro Porta ha condotto una brillante carriera da stilista in campo automobilistico. Ma da bambino sognava di guidare i trattori

 

• di Francesco Bartolozzi

 

Anche se vivevo a Torino, quando ero bambino le mie vacanze scolastiche le passavo sempre in campagna dagli zii, che avevano un'azienda agricola nell'Astigiano, a Villafranca d'Asti. Qui avevo la possibilità di guidare trattori e di assistere alla trebbiatura, con tutto il movimento di persone che c'era attorno, la polvere, i rumori dei testacalda. Gli stessi nomi dei trattori, Orsi, Landini ecc. stuzzicavano la mia fantasia, tanto che gli operatori di queste macchine sembravano ai miei occhi come degli eroi. Così sognavo un giorno di fare il trattorista o il macchinista di treni». In realtà, Alessandro Porta non ha coronato il suo sogno da bambino, ma ha realizzato una splendida carriera da designer, dopo aver conseguito il diploma di perito meccanico, prima alla Fiat (dove aveva lavorato anche il padre) e poi all'Italdesign, vantando quindi collaborazioni con nomi prestigiosi come quello di Giorgetto Giugiaro. Però la sua passione per i trattori l'ha mantenuta (con una predilezione per i testacalda) e oggi possiede una collezione di 22 trattori, che tiene ben riparati nel cortile di casa. «Li ho sempre comperati da restaurare – racconta Porta – perché sono appassionato anche di meccanica, quindi da questo punto di vista li ho sistemati tutti io. I primi che ho comperato li verniciavo anche, ora preferisco lasciarli "vissuti". Per esempio, lo Zandonà è in uno stato "pietoso", ma il motore è perfetto e in questo modo si sentono di più gli anni. Anche le gomme usurate sono più belle, altrimenti sarebbe come una persona mal vestita, ma con le scarpe nuove, insomma un accoppiamento dal punto di vista estetico poco appropriato ».
Nessun pezzo della collezione, però, apparteneva all'azienda degli zii. «La maggior parte dei pezzi che ho – conferma Porta – arriva in linea di massima dall'Emilia Romagna e dal Pavese. Fino a qualche anno fa per comprare i trattori mi appoggiavo a un signore di Castelletto Monferrato (At). Solo lo Schlüter in un certo senso l'ho recuperato, perché era finito da un commerciante della zona e solo in un secondo momento ho scoperto che apparteneva a una famiglia di una borgata vicina all'azienda di mio zio. I suoi eredi lo avevano venduto a questo commerciante e io lo avevo visto da bambino. Del resto, i contadini vendono più volentieri a un forestiero che non a uno del posto ».

Dall'Italia all'Inghilterra
Andiamo a vedere quali sono questi esemplari, partendo dai "made in Italy" e in particolare dai testacalda: troviamo un Super Orsi 45 di fine anni Quaranta, un Orsi 25 chiamato "Orsetto" dei primi anni Cinquanta, tre Landini Velite nelle varie composizioni (ruote gommate, ruote in carpenteria, ruote in fusione) e un Landini L35 con ruote gommate «che ogni tanto uso – racconta Porta – perché ha le marce veloci». Il pezzo più raro è uno Zandonà del 1953. La Zandonà era un'azienda di Loria (Tv) che produsse trattori (185 esemplari) dal 1953 al 1957. Imodelli prodotti dalla ditta furono 4, più uno (il 20, con motore VM), presentato nel 1957, ma mai commercializzato. Quello di Porta è il più potente di questi quattro modelli, un L4 da 48 CV motorizzato Perkins, 4 cilindri, 4.420 cc. Poi troviamo due Oto Melara, degli anni '50, un Oto 25 e un Oto 35 («abbastanza raro – dice Porta – perché ne hanno prodotti pochi»), un Eron D18 (piccolo trattore da montagna, sempre del '5253), un OM 513 e una serie di Fiat: 55R (del 1953, 6.000 cc di cilindrata, con frizione a mano, «di questi ne hanno fatti pochissimi – sostiene Porta – perché poi hanno spostato tutte le linee di montaggio a Cordoba in Argentina, dato che qui da noi era troppo grosso come trattore »), 25R diesel sempre degli anni '50, 312 e 880. «Quando ero in Fiat avevo collaborato allo stile proprio del Fiat 880 – racconta Porta – quindi non potevo non comprarmelo. Altri motivi particolari, oltre alla passione per i testacalda, non ce ne sono, sono più che altro ricordi da bambino. Ad esempio il Nuffield e il Fordson major erano trattori che si vedevano spesso in campagna ed erano un po' come Landini e Orsi, cioè due grandi rivali, per cui chi possedeva il Nuffield sosteneva di avere il marchio migliore, chi aveva il Ford Major faceva altrettanto, perciò quando ho preso il Nuffield, non potevo non prendere anche il Fordson, ho accostato i due miti». Parlando di Nuffield e Ford entriamo nella sezione straniera della collezione di Porta. L'inglese Nuffield in questione è un 4/60, un 50 cavalli motorizzato Bmc, 4 cilindri, del '6162, mentre il Fordson Major è un 48 cavalli del 1948. Lo Schlüter di cui parlavamo prima, invece, è un 18, monocilindrico da 15/17 CV, del '5152, perché «a Villafranca – spiega Porta – c'era un concessionario Schlüter, quindi ne hanno venduti parecchi, anche se limitati alla provincia di Asti». Da segnalare, infine, un Porsche Junior (del '5152, monocilindrico, 14 CV, in versione passo allungato, perché c'era anche quella a passo corto), un Ferguson TEH 20 a petrolio del 194849 e un Fordsondegli anni Venti a petrolio «che facevano in Irlanda – precisaPorta –, si trattadella seconda serie del primo Fordson che non aveva i parafanghi posteriori, questo invece ha i parafanghi».

Un'altra passione
Passione a parte per le macchine, Porta aveva (e ha tuttora) anche una grande dote: quella del disegno. «Mi è sempre piaciuto disegnare, a scuola già alle elementari disegnavo le automobiline da corsa alla fine di ogni capitolo dei libri, ho sempre avuto molta fantasia. Con una predilezione per la prospettiva». Dopo la scuola da perito/disegnatore Porta ha lavorato al Centro Stile della Fiat e ha affinato sempre più la sua tecnica, fino a produrre qualcosa come oltre mille tavole artistiche. Davvero straordinarie. Che ritraggono scene di campagna degli anni '50 o futuristiche, con trattori dal design che non tarderemo a vedere sui nostri campi. «Le tavole non le vendo, mi seguono fin da quando ero bambino, c'è tutta la mia vita lì dietro – confessa Porta –. Ho disegnato anche scene della Seconda guerra mondiale, dove oltre ai mezzi agricoli riproduco gli effetti dei bombardamenti, specialmente nelle zone dell'Astigiano dove ho vissuto. E cerco di disegnarle in modo didattico, nel senso che le posso raffigurare quasicomeuna fotografia, dove in secondo piano i particolari sono quasi impercettibili, perché voglio che anche un profano capisca tutti i dettagli. Disegno anche molte locomotive a vapore,main questo caso non scendo tanto nei particolari, sono più pittorico. Quanto alle tavole futuristiche, ci metto un mese a finirle e quando arrivo alla fine, non mi piacciono più perché avrei già cambiato stile. Non sono mai soddisfatto del mio lavoro, tanto che di migliaia di tavole che ho disegnato forse solo 1 o 2 le rifarei uguali». Il prossimo mese di maggio Porta terrà un'esposizione nel museo Orsi, dietro invito del Comune di Tortona (Al). «Per chi fa il mio mestiere, un modello deve avere un marchio, altrimenti rimane anonimo, e io nei trattori coinvolgo sempre il marchio Orsi, come se la Orsi continuasse nella sua progettazione». Porta è socio Gamae e come tale ha contatti anche con altri collezionisti, per quanto la spinta si sia un po' esaurita. «Ormai non colleziono più, anche se non si dice mai di aver finito. Per lavorare, dato che ho un po' di terreno chemi ha lasciato mio padre, mi piacerebbe un Super Landini, ma adesso i prezzi sono davvero esosi. In estate per tagliare l'erba sotto le piante uso l'Eron, perché ha il pettine già montato, mami piacerebbe anche la Fiat Piccola, che è veloce». Insomma, mai dire mai. E comunque la passione sembra avere già contagiatoil figlio,per cui ne sentiremo parlare ancora…

 

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