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CULTORI DEI CINGOLATI

 

A Savignano sul Rubicone (Fc) i Menghi possiedono una quarantina di trattori, tra cui spiccano alcuni modelli a cingoli

 

• di Cristiano Riciputi

 

Una quarantina di trattori per una passione che dura da oltre 20 anni. Alessandro Menghi di Savignano sul Rubicone (ForlìCesena) è titolare di un'officina e concessionaria dimezzi agricoli. Insieme al padre Alvaro coltiva questa "mania collezionistica" che lo ha portato anche a compiere centinaia di chilometri per scovare un mezzo in un casolare abbandonato sepolto fra terra, edere e arbusti. Lo abbiamo incontrato il Primo Maggio alla mostra che da 10 anni organizza in paese assieme a un gruppo di amici e appassionati. E l'iniziativa piace, tant'è che ogni anno l'area espositiva viene invasa da migliaia di persone.
«Preferisco il restauro conservativo – attacca il collezionista –ma non sempre è possibile. Quando si trova un vecchio trattore semidistrutto o demolito, molti pezzi sono da rifare nuovi. E a quel punto preferisco ammettere che c'è stato un ampio uso di nuovo materiale e provvedo alla riverniciatura completa, pur fedele all'originale. Non mi piace avere dei pezzi nuovi in un trattore lasciato antico. Tanto meglio uniformare tutto e riportare il mezzo all'antico splendore».
Abbiamo chiesto al collezionista di farci una graduatoria dei suoi pezzi più rari e pregiati. Al primo posto mette il Lanz Hl 12, del 1921. «Damolti è considerato il primo trattore in assoluto, dato che era semovente e non doveva essere trainato. È un 12 cavalli, testacalda, di fabbricazione tedesca, completamente originale». Mentre descrive il Lanz, il padre Alvaro mette in funzione la caldaia giunta in Italia, dall'Inghilterra, nel 1891. Si tratta di una Ruston, Proctor & Co. ben restaurata che funziona alla perfezione. «L'Orsi Artiglio del 1938 – spiegaMenghi – ha una storia travagliata. Durante la guerra era stato sepolto sotto terra per evitare che fosse requisito. Quando l'ho recuperato era in pessimo stato e non si capiva di certo che colore avesse in origine. In una piccola porzione di carrozzeria ho trovato un po' di verde e allora ho deciso di verniciarlo di questa tonalità».

4 Fiat su tutti
I Menghi sono cultori dei cingolati. Alla mostra a Savignano hanno esposto 4 Fiat: un 700 a petrolio da 30 cavalli; un 708 da 20 CV, un Fiat 40 Boghetto con avviamento a benzina e successivo funzionamento a gasolio e un Fiat 50 che aveva già 16 valvole. «Il Fiat 700 – precisaMenghi – è quello ripresomolto spesso nella bonifica Pontina. C'è anche una foto storica con Benito Mussolini che guida questo trattore per l'inaugurazione della bonifica». Un altro cingolato interessante è un Oto 25, del quale il collezionista possiede anche il set di gomme per trasformarlo: nasceva infatti con la possibilità di sostituire i cingoli con le ruote.
Fa bella mostra di sé anche un Same 4R10, piccolo trattore da 10 cavalli, dotato di inversore di guida, nel senso che si poteva utilizzare una falciatrice e guidare in retromarcia. Non mancano, nella collezione dei Menghi, alcuni pezzi di piccole case costruttrici. «Questo Gualdi 30 cavalli – spiega – veniva costruito a Cavezzo di Modena. Non è prettamente un testacalda, ma per accenderlo occorre scaldare tramite uno stoppino e poi girare la manovella». Risale agli anni '60 un Lombardini cingolato, da 10 cavalli, diesel, mentre molto raro è un Micron 10 costruito a Brescia nel 1946: ne esistono pochi esemplari e comemotore montava un Isotta Fraschini.

Immancabili i testacalda
Non potevano mancare, nella collezione di Menghi, tutti i vari modelli di Landini testacalda. Alcuni esemplari sono stati restaurati in modo conservativo, mentre altri sono stati riverniciati per imotivi già indicati. Un Superlandini si contraddistingue dagli altri per avere la presa d'ariamolto alta, quasi mezzo metro. Menghi spiega che tale accorgimento permetteva di aspirare aria con meno polvere, soprattutto durante la trebbiatura quando più in basso la polverosità era tanta a causa dello scuotimento delle spighe e la fuoriuscita della paglia dalla trebbiatrice. Menghi ha restaurato dei Landini che erano in pessimo stato, addirittura senza ruote. «Trovare le ruote originali è difficilissimo e un Landini senza cerchi non vale nulla. Per questo anni fa mi sono fatto realizzare da un artigianno uno stampo in legno tramite il quale posso realizzare ruote in fusione identiche alle originali. In passato so di artigiani che le hanno costruite saldando il ferro interamente, però nei punti di giuntura la saldatura si nota. Un altro artigiano è in grado di riprodurre i fanali, che sono un accessorio introvabile, o quasi, originale. Un trattore chemonta i fanali d'epoca ha un valore maggiore, ma anche una coppia di fari ben fatti rappresenta una discreta alternativa ».
Pur non essendo rarissimo, il collezionista va fiero di un Landini testacalda 35/8 che rappresenta l'ultimo costruito, a metà degli anni '50. Si segnala anche un L25 prima serie, del 1950, ed è stato restaurato a regola d'arte. Avendo l'officina e una lunga esperienza nel settore, non c'è motore che padre e figlio non riescano a far ripartire. Senza dimenticare che Savignano dista un tiro di schioppo da Gambettola, comune ad alta densità di autodemolitori dove è possibile trovare qualsiasi pezzo di ricambio, nuovo, vecchio o antico. Alla fatidica domanda come sta andando il mercato collezionistico in questo periodo, Menghi risponde con sincerità: «La crisi ha portato diversi collezionisti a vendere perché avevano bisogno di monetizzare, e quindi sulmercato ci sono più pezzi e i prezzi sono buoni. Per contro, è sempre più difficile trovare un trattore di pregio in una vecchia rimessa o semisepolto ai lati di un canale di bonifica. E i prezzi restano alti: grazie a internet, tutti hanno la possibilità di informarsi e di capire cosa hanno per le mani. Io comunque sono fiero del gruppo di amici collezionisti che ho grazie al quale riusciamo a condividere e scambiare trattori e ricambi».

 

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